Top

TransOEDIPUS, di Andrea Rossetti

February 17, 2007

user posted image

lettura di scena in due astrAtti eschilosofoclei con debiti hitchcockiani, di Andrea Rossetti, capocomico della seconda età elisabettiana, che la dedica ora e per sempre al suo amico Fabrizio e al suo cuore che a schiacciarlo fa piii-po’

Al bagno degli uomini
preferisco l'odore delicato
di quello delle donne in cui m'infiltro
ogni volta che posso per goderne
in solitudine la strana luce.

Fabrizio Pittalis

PERSONAGGI:

Un voyeur
Un prete
Un transessuale
Due pazzi in camicia di forza
Una coppia che copula

astrAtto primo

L’azione si svolge in ambiente neutro, su un fondale dipinto a nuvolette e illuminato dall’alto. Dal soffitto pendono sagome di uccelli. Il centro della scena è occupato da un basamento sul quale è posto il plastico di una casa in stile gotico americano, illuminata da luci all’interno. A destra del basamento, su due sedie vicine ma poste leggermente ad angolo affinché gli sguardi degli occupanti possano incrociarsi, stanno seduti il voyeur, con un binocolo al collo, e il prete in abito talare. Sulla sinistra, su un letto, una coppia copula senza fare caso alla loro presenza.

IL VOYEUR:

Correva, correva il
dodicesimo anno dallÂ’inizio
di tutto, nella casa sullÂ’altura
aperta sul mondo -
il mondo sottostante, scisso
in due incommensurabili frazioni
dalla lunga lama grigia della strada
statale, che poco lontano
rasentava la colonna sghemba
dei tralicci prima
che questi curvassero di scatto
tra le colline del tramonto; il mondo
compresso dalle affastellate,
periferiche propaggini della
cittadina mortalmente discretaÂ… -

IL PRETE:

…perché la discrezione allude
sempre alla morteÂ…

IL VOYEUR:

Â…la casa aperta sul mondo
- dicevo - per mezzo dellÂ’antica
veranda, di legno come tutta
la grande costruzione in stile
gotico americano,
fatta dÂ’assi di legno occidentale,
che acuminata curiosava e verticale,
vagamente minacciosa, tra i segreti
insospettabili della troposfera
meschina. Gravi tende color crema
erano alle finestre, fatte spesse
da una miriade di grandi fiori bianchi
a mano forse ricamati
nei giorni barbari nei quali il tempo
filava via discreto come Berta,
nella nazione dalle risorgenti
frontiere, alludendo alla morte
di tutti quegli sconosciuti,
non numerosi come dÂ’altra parte
gli uomini, per di più
lontanissimi, di chiara
fama, che la differivano
contando prima di dormire fino a cento.
Dietro quelle finestre
vivevano i tre fratelli
Naun, esseri quasi
invisibili che gli abitanti
del circondario vedevano soltanto
nelle rare occasioni nelle quali
lambivano il villaggio coi freddi
gesti quotidiani concernenti
la mera sopravvivenza, collocati
in cima ai polpastrelli – loscamente -
delle dita nervose delle loro
manine dilavate.
Tra i residenti, infervorati dalle
innumerevoli diramazioni
accorte e sottili del verbo
dei bottegai, che soli
potevano vantare una costante
trama di relazioni coi tre spettri
fratelli coltelli, erano corse
strane voci, sospetti
infondati e deliziosi
che disegnavano pezzo dopo pezzo
la mappa smisurata
di un gioco di società dalle ragioni
e dagli sbocchi sfuggenti, nel bel mezzo
del quale ciascuno, fino al collo
immerso nella latitanza
necessaria di regole fisseÂ…

IL PRETE:

Â…a dispetto dellÂ’eco scherzosa
di quelle di ogni giorno, e nonostanteÂ…

IL VOYEUR:

…nella latitanza – dicevo – necessaria
di regole fisse, ciascheduno
si godeva a bellÂ’agio la chiarezza
del suo personale
sentimento comunale.
La storia appunto era iniziata
due mezze dozzine dÂ’anni primaÂ…

IL PRETE:

Â…due mezze dozzine! Non fai prima
a dire dodici?

IL VOYEUR:

Dodici è stile tuo – le tribù elette
d’Israele, gli apostoli chiamati –
ma questa è storia pagana e mal pagata…

IL PRETE:

…anche pacchiana, se è per questo, dico…

IL VOYEUR:

Pacchiana sì, come noi due del resto…
Dunque, la storia era iniziata quando
Epaminonda, balbuziente, e Rèso,
il parolaio, e Oròsia, montanara
sorella detta da qualcuno NormaÂ…

IL PRETE:

…anche se in verità non era chiaro
chi fosse il maggiore tra i due maschiÂ…

IL VOYEUR:

Â…erano venuti a quella
contrada nellÂ’aprica
profondità della nazione per restare
con la madre Proserpina
Naun, proprietaria della vecchia
casa sopra lÂ’altura e titolare
di una cospicua rendita azionaria
lasciatale in testamento dal marito.
Era quindi Proserpina unÂ’anziana
signora benestante, gravemente
al tempo già malata, che con gioia
infantile di vecchia aveva accolto
quel ritorno, beata di morire
con la faretra piena dei suoi figliÂ…

IL PRETE:

Il salmo dice in verità che è l’uomo
ad essere beatoÂ…

IL VOYEUR:

L’uomo è beato solo se ubriaco!

IL PRETE:

Bestemmiatore!

IL VOYEUR:

No, vendemmiatore. Ma stavo dicendo
della vecchia Proserpina che i giorni
trascorreva vicino a una finestra
grande, del pianterreno, nel salotto,
seduta su una sedia
a dondolo, in piena luce,
un gran rettangolo, via via più oblungo,
di luce crepuscolare,
guardando lÂ’ombra comune proiettata
dalla sua testa e da una spietata
presenza retrostante
sulla pagina bianchissima e radiosa
del libro che non avrebbe mai concluso,
e che una sera, dopo avere emesso
un trillo di stupore, e avere visto
scuoterle in basso unÂ’onda la vestaglia
per trafugarle lÂ’ultimo puntale
di luce digradante, era defunta.
Rimasti da soli, i suoi tre figli
avevano deciso
di non lasciare la grande casa antica
e, grazie alla rendita dei beni
materni amministrati
sapientemente da Epaminonda, accorto
come pochi tra i ladri,
avevano finito per restare
irretiti nella fitta trama
degli ambigui fascini del posto.
Una vallata dai colori hollywoodiani
si specchiava rimbalzando, goffa
e terribile, sullÂ’interminabile
fila delle latte cilindriche
utilizzate dalla popolazione
delle periferie per contenere
i rifiutiÂ…

IL PRETE:

…le zone più centrali invece
avevano teche
di plastica verde
di plastica giallaÂ…

IL VOYEUR:

Â…e gli stormi danzavano
a sera nei pressi dei tralicci
punte evocando aguzze
di frecce indiane; il vento
poi, anima vera dellÂ’incanto
straniante del luogo che finiva
per frapporsi alla pienezza di ogni loro
respiro covando
forse la ragione
di uno sgomento subliminale,
dalla profondità dell’orizzonte
spirava verso il fianco della casa
sul quale era ormai quasi scomparso
del tutto il colore, e gli interstizi
tra le riarse travi
di legno ospitavano a migliaia
i granelli di polvere,
unica eredità e testimonianza
del tempo trascorso alle spalle
di qualsiasi memoria,
per poi danzante sistemarsi sotto
la veranda a fischiare lungamente
nei loro inquieti cervelli sconvolgendo
più e più ricordi e pensieri e incauti sogni
notturni. Giorno dopo giorno aveva
quel vento fiaccato le loro
fortezze interiori, si era aperto
via via una breccia più vasta, dilagando
poi tra fitte caligini lungo
dedali e intrichi di gallerie indifese
sino a scalare agevolmente in fretta e furia
le pendici dei cuori.
Era avvenuto ciò – come ho già detto –
nellÂ’arco di due mezze dozzine
dÂ’anni, durante i quali Epaminonda,
un tempo piuttosto ben pasciuto,
aveva perso un chilo dopo lÂ’altro
fino a mutarsi nellÂ’ombra di se stesso
nello sforzo, segreto anche per lui,
di adeguarsi al mondo che le sue
sensazioni, ovvero le certezze,
puerili gli stavano plasmando
con attitudine persecutoria intorno.

IL PRETE:

Era vagamente impressionante
anche per un visitatore marginale
e straniero - mettiamo il garzone
del macellaio - intravederlo mentre,
coperto alla meglio dai suoi vecchi
abiti divenuti troppo grandi
e con lo sguardo angariato da terrore
circospetto, vagava nel bel mezzo
del ballo dei tendaggi
furiosi, che il vento ora gonfiava,
ora faceva sussultare appena
al torvo tintinnio dei lampadari.

IL VOYEUR:

Rèso, dal canto suo, da sempre smilzo
tanto da non badare alla sporgenza
di una costola in più, sentiva il crollo
dei nervi prossimo per le allucinazioni
strane che lÂ’avevano braccato
fino dal giorno dopo lÂ’improvvisa
morte materna.
Incriminava il vento
per questo anche lui,
tutti quei suoni
che produceva filtrando negli ambienti
vuoti: sussurri, brevi fischi mozzi
e cigolii, e spiegava con la troppa
eccitazione che questi
gli procuravano le apparizioni brusche
del fine spettro della vecchia madre.

IL PRETE:

A dire il vero, nessuno tranne lui
l’aveva visto mai, ma tanto Oròsia
che Epaminonda, cioè le due persone
sole che in dodici anni erano entrate
in quella casa, usavano avvedersi
dellÂ’ arcigna presenza dagli effetti
che al viso del fratello provocava.

IL VOYEUR:

Già. Rèso, infatti, che ripeteva inquieto
di avere visto per la prima volta
quella figura – un’immagine scolpita
lievemente in un ventre di cristallo –
riflessa dallo specchio ovale appeso
di fronte alla porta della sua
stanza da letto,
dilatava, vedendola, lo sguardo
scoprendo la sclera tuttÂ’intorno
allÂ’iride irrorata, e se stava
immobile e serrava
con forza le mascelle. Le visioni
duravano manciate di secondi,
tuttavia sufficienti, a suo parere,
a fugare ogni dubbio.

IL PRETE:

Della bella sorella
ti resta da direÂ…

IL VOYEUR:

Oròsia era fra i tre quella che meglio
aveva sfidato i turbamenti.
Nel corso di due mezze dozzine
di anni, nella casa, a qualche cosa
dÂ’indefinibile la caccia aveva dato,
a un mistero sepolto nella notte
stagnante e grande tra gli argini del fiume
della sua mente e il languido miraggio
di una coscienza, che la rifuggiva
sprecandosi nelle molte occasioni
di attesa diffuse nellÂ’ampiezza,
ogni giorno più cava, della casa
sopra lÂ’ altura.
Oròsia non provava un sentimento
di terrore crescente come i suoi
fratelli, ma una scia
inseguiva che le ispirava dubbi
martellanti ritmati da improvvise
lacerazioni su chiarori vaghi
di luce e mute, immense filastroccheÂ…

IL PRETE:

Filastrocche adescantiÂ…
Â…canta bambolina
che la vita scotta,
bada: se lÂ’hai rotta
mamma morirà…

IL VOYEUR:

Soltanto una volta la caccia
lÂ’aveva sconvolta. Durante
uno di quei pomeriggi
solari nei quali la valle
pareva smembrata nei cunei
ondulati dellÂ’ombra e in distese
policrome di luce, allÂ’improvviso
aveva udito
un cigolio
strano, lÂ’aveva seguito
tentando diverse direzioni
senza successo,
finché, dopo l’esame infruttuoso
dellÂ’ennesimo canto inconfessato,
aveva capito che il rumore
poteva provenire dalla
soffitta, il luogo in assoluto meno
vissuto dellÂ’intera casa.

IL PRETE:

Dovresti dire che Oròsia non sapeva
mai fare supposizioni mentre
secondava lÂ’oscuro desiderio
di venire a capo del relitto
interiore che era andato a fondo,
e alla cieca cercava, cercava solamente
tessendo fitta una tela di legami
tra il mondo esterno, ridotto allÂ’ossessione
dei larghi ambienti, scheletri di casa
sulla collina, e lÂ’intima avventura
di unÂ’anima ristretta.

IL VOYEUR:

Anche quella volta era successo
così: cricchiavano le scale
di vecchio legno sotto la cautela
dei passi attenti a mantenere il nesso
dellÂ’orecchio con lÂ’esile rumore
che cresceva d’intensità per la maggiore
vicinanza, ma nulla la spingeva
a chiedersi il motivo della sua
indagine, né cosa
avrebbe dissepolto oppure avrebbe
voluto disseppellire. Quando
aveva tirato su il portello
della soffitta, lÂ’ambiente si era aperto
dÂ’un tratto come un mare di viluppi
piccoli di polvere, guizzanti
qua e là per ogni spostamento d’aria,
forato dallÂ’intreccio soggiogato
dei fasci arancio della luce dai
contorni blu colato colorando
lÂ’aria dagli abbaini.
Oròsia era rimasta ferma,
senza neppure respirare, con
la testa in linea con il pavimento
e il corpo alla scala sottostante
ancora addossato, nellÂ’attesa
che tutto quel guizzare si placasse;
ma un moto vaporoso, persistente,
di pulviscolo accompagnato dalle
piroette di un poco di laniccio,
minimi effetti di un modesto soffio
proveniente dall’angolo più in ombra
rispetto a lei, costante non pareva
scemare col passare dei minuti.
Oròsia affilò lo sguardo per bucare
meglio l’oscurità, e si accorse infine
che il rumore veniva dalla zona
di provenienza di quei movimenti
quasi impercettibili: sul fondo,
in seno al buio in cui stava riposta,
la sedia a dondolo della vecchia madre,
sulla quale Proserpina era morta,
stava oscillando immotivatamente
come se lei vi stesse ancora sopra.

IL PRETE:

Vade retro, SatanaÂ…

IL VOYEUR:

Ma la ricerca di Oròsia, a parte questo
episodio, non era stata mai
segnata da evenienze eccezionali
o solo impressionanti, evocative:
era un poÂ’ come camminare avanti
e indietro lungo una scacchiera vuota,
passando su riquadri
di superficie identica così
come le zone in cui erano spartiti
dal gioco di alternanza fra lÂ’assenza
ora di luce ed ora di colore.

IL PRETE:

Infine venne al mondo la giornata
del quattro luglio del quarantanove,
dodici, dico dodici anni esatti
dal giorno della morte smisurata
di Proserpina, e venne conducendo
con sé un fardello appassito
di luce, nonostante il sole
alto e feroce come sempre in cielo.
Quel giorno conservava nel suo seno
già decomposto un seme
piccolo di malessere nascosto.

IL VOYEUR:

Nella sua camera Oròsia se ne stava
distesa sopra il letto: aveva addosso
una vestaglia porpora di seta
chiusa sul ventre da una fascia nera
sotto la quale si aprivano i due lembi
scoprendo le gambe, una allungata
sino all’estremità bassa del letto…

IL PRETE:

Â…la pantofola in bilico sul piedeÂ…

IL VOYEUR:

Â…lÂ’altra piegata ad angolo. Teneva
sgualcita in una mano una rivista
di moda che con attenzione
stava leggendo quasi trasandata;
con lÂ’altra mano portava tra le labbra
cilindrica una sigaretta accesa
e si aggiustava, durante ogni boccata,
le ciocche che calavano sul viso.

IL PRETE:

Quel giorno aveva ancora trentatré
anniÂ…

IL VOYEUR:

Â…trentaquattro. La porta della stanza
non era totalmente chiusa e Rèso
che, nonostante l’ora, stava già
a spron battuto lungo il corridoio
passeggiando, sperando
di consumare lÂ’ansia con le forze,
vedendola sdraiata, intese
un cattivo coraggio devastargli
il cuore sino a degradare ogni
suo desiderio
a livello di quello
che gli faceva, bambino, le bottiglie
di tonica vuotare e poi riempire
di ghiaia. Quando vide
il fratello sdraiarsi accanto a lei,
Oròsia non capì immediatamente
cosa stesse accadendo, finché lui,
protendendo le labbra di saliva
umettate, l’afferrò nel tentativo
di baciarla sul collo. Lei cercò
di sottrarsi ma Rèso
riuscì infine lo stesso nel suo intento:
bloccandola dai polsi continuò
poi con i baci dopo averle
ficcato un fazzoletto nella bocca.

IL PRETE:

Oròsia notò
che sapeva di sporco ma durò
soltanto un attimoÂ…

IL VOYEUR:

…perché sentì le labbra del fratello
sul seno indifeso, provò
per una volta ancora a liberarsi.
Si arrese soltanto quando lui,
dopo averla girata,
la stava fottendo già da qualche
minuto, tenendole il bacino
con lÂ’avambraccio sinistro un poco alzato
e la schiena bloccata con la destra.

Calano lentamente le luci. Il prete, incredulo, si prende la testa fra le mani mentre sul letto la coppia raggiunge finalmente lÂ’orgasmo.

astrAtto secondo

L’azione si sposta in un interno. La scena è in penombra. Sul fondo una finestra dietro la quale si scorge un paesaggio simile alla Monument Valley. Leggermente sulla sinistra, accanto a un lavabo e seduto su una tazza da bagno sta Oròsia, il transessuale, mentre più al centro e sulla destra camminano lentamente avanti e indietro i due matti in camicia di forza.

IL TRANSESSUALE:

Sì, mi arresi, perché
lÂ’incantesimo ormai era stato infranto.
Mi misi a ridere irrefrenabilmente,
così riuscendo a sputare quello straccio
che nei momenti migliori aveva il gusto
di burro di arachidi stantio.
Il mio fratello lussurioso intanto
eiaculava con gusto manifesto
tra le mie natiche accoglienti: “Non credevo
che fossi così ben fornito!”
,
gli dissi ridendo mentre ancora
mi ripulivo con il fazzoletto.
Lui stava piangendo
come un bimbo,
quasi sullÂ’attenti
accanto alla spalliera
del letto, col pene già in disarmo.
Mi accorsi allora che l’altro – Epaminonda –
spiava la scena
dal corridoio immerso
in una penombra che stentava
a redimersi allora dalla notte.
Ridendo sempre, mi distesi ancora
reggendomi sui gomiti ed aprendo
le gambe gli mostrai
il fallo sollevato.
Epaminonda avanzò dentro la stanza,
più ridicolo che mai nel suo vestito
fuori misura – osservai per puro caso
lÂ’orlo dei pantaloni consumato
dallÂ’attrito costante con il suolo -,
lanciò uno sguardo di terrore e rabbia
a Rèso prima e a me dopo tenendo
premute le mani sulla bocca.
“Dai! – gli dissi – Amico mio,
è andata! Togliti lo sfizio
come quest’altro e facciamola finita!”

Lo vidi avanzare
nella mia direzione: trascinava
i passi come un vecchio
decrepito e guardava
i miei genitali, frastornato
come un adolescente.
Cercò un appiglio, una fonte
qualsiasi di coraggio,
ma non trovò che il pianto
soffocato di Rèso ed il mio riso,
ed entrambi non erano che sponde
sottili della sua disperazione:
quella, incommensurabile, toccava
infatti a lui, divenuto finalmente
il maggiore. Decisi di aiutarlo
calandogli quei buffi pantaloni
e continuando a ridere pensai
che la sopravvenuta macilenza
non aveva risparmiato proprio nulla.
“Coraggio! – esclamai mentre cercavo
di ottenere una reazione dal batacchio
esanime – Non c’è niente di strano,
nessun peccato, te ne rendi conto?”

Si affrettò ad annuire, come per
togliersi il pensiero, mentre il viso
si mascherava di pianto straripante.
Riuscii a guidarlo infine con la mano
dentro di me, e si mosse con crescente
violenza, in preda ad una crisi
isterica, che culminò al momento
dellÂ’eiaculazione quando cadde
affranto in ginocchio singhiozzando.
Rimasi sdraiata sul letto
con lo sguardo fisso sul soffitto,
trascurando persino di pulirmi;
già era scomparsa ogni traccia
di piacere – se mai c’era stata –
e la vetrata della finestra aveva
ripreso a vibrare nonostante
le stuccature, a causa certamente
del passaggio degli autotreni sulla
strada statale.
Chiesi loro di uscire
ed essi obbedirono senza
parlare, anche il pianto e il singhiozzo
furono sospesi avanti al mio
spaesato raccoglimento: Epaminonda
e Rèso sgusciarono via
come lumache al dente.
Non ci incontrammo più fino alla cena,
udii soltanto i rumori della loro
presenza, paralleli al mio respiro
calmo nella camera ormai quieta,
spoglia di tutti i suoi lunghi misteri.
Quando decisi di scendere,
fuori la valle pareva
uscita da un film di John Ford
e poco invitante da sotto
mi arrivava un odore di zuppa
di lenticchie. I miei amanti,
mani dietro la schiena, impegnati
a prima vista a guardare frammenti
inusitati di paesaggio da
due finestre diverse,
aspettavano me, galleggiando
a malincuore nella restaurata quiete
della casa sottratta dÂ’un tratto
anche allÂ’impeto fiero del vento.
Si trattava però
di una sterile pace: schivando
i nostri cuori relegava in essi
tutti i turbamenti e quella loro
malata trasparenza non tardò
a produrre i suoi effetti nefasti.

PRIMO MATTO IN CAMICIA DI FORZA:

Più non possiamo
giocare, è finito
il gioco, finito per sempre!
Ricordate ormai tutto anche voi,
non è vero? Qui dodici anni
fa è stato compiuto un delitto,
un assassinio, lÂ’abbiamo commesso
noi tre, tutti insieme!

LÂ’altro matto crolla a sedere iniziando a gemere, il transessuale si accende una sigaretta e si lima le unghie.

PRIMO MATTO IN CAMICIA DI FORZA (riprendendo il discorso con enfasi accresciuta):

Oggi è tornato tutto a galla: noi non siamo
fratelli, non siamo i veri figli
di Proserpina Naun. Vi ricordate?
Ci aveva ospitati
quella povera vecchia
e un giorno la uccidemmo a sangue freddo.
Non fu un attacco
di cuore, come
diagnosticò il dottore, solamente
perché se lo aspettava: tu sai bene,
Oròsia, di che cosa
si trattò per davvero, e tu che frigni,
Rèso, di certo non ignori
come manipolammo il testamento
per nominarci eredi universali!

SECONDO MATTO IN CAMICIA DI FORZA (in preda alla disperazione):

Basta! Questo dolore
è insostenibile! Basta!

I due matti si abbracciano, iniziando a piangere lÂ’uno sulla spalla dellÂ’altro.

IL TRANSESSUALE (annoiato e quasi soprappensiero):

Sperate di piegare la coscienza,
tornata prepotentemente desta,
con questa pietosa lavanda
battesimale,
pianto dÂ’acqua
e di sale? Non sarà
così: la storia dopo averci ritrovati
non mollerà più la presa.
LÂ’ultima luce del giorno
vi troverà abbracciati
e vi trafiggerà impietosa
scintillando di giustizia nelle vostre
inutili lacrime.
So bene che volete
costituirvi: la sola speranza
che avete è la pena di morte -
pienezza meccanica del
contrappasso – ma se
invece noi non fossimo fratelli
per il semplice fatto che la vecchia,
la fantomatica Proserpina Naun
non è mai veramente esistita?

PRIMO MATTO IN CAMICIA DI FORZA (irrobustendo la voce ad arte):

In tal caso dovresti spiegarci
le vere ragioni di quella
simulazione, di questa
terribile finta parentela!
Oròsia, o dovrei dire Oreste,
rispondi: perché siamo qui?
Perché sino a oggi ci siamo
congiunti in un solo cognome?

I due matti vengono posti in ombra, un solo sagomatore investe il transessuale.

IL TRANSESSUALE:

Non so che dirti, Epaminonda, e non
perché le tue domande
mettano in certa crisi la mia tesi.
Le voglio invece lasciare a galleggiare
nel silenzio lasciato dalla voce
di Proserpina Naun, qui tra di noi,
perché le convengono in quanto
domande - ma non perché parole –
come ciascuna cattiva risposta,
e insieme vanno, le une con le altre,
ponendo il sigillo secolare
della morte matrona sulla vita.
Quanto a me, piegherò lo sguardo altrove,
a un oggetto qualsiasi dei tanti
possibili, mentre tutto quello
che avrò lasciato per sempre – il silenzio,
le sue vuote domande e lÂ’infinita
sequenza di risposte –, ogni legame
scindendo, andrà a sopravanzare
la grande nazione, la contrada
e questa nostra casa sullÂ’altura
e tutto quanto in essa è contenuto.
A notte fonda, alle spalle
della mia povera, infantile erranza
non mi resterà che la presenza
della tragedia di voi due morituri,
il cui destino nellÂ’assoluto vuoto
dissolto del nulla non sarà
che il vano affanno del suo stesso respiro.
In fondo, miei pazzi, stiamo solo
giocando.

Calano le luci. Sipario.

(Arte - Sceneggiatura)

leggi su Andrea Rossetti

Condividi : These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • Digg
  • del.icio.us
  • Netvouz
  • DZone
  • ThisNext
  • MisterWong
  • Wists
Articoli Collegati

Comments

21 Responses to “TransOEDIPUS, di Andrea Rossetti”

  1. yahoremonila blog Says:

    yahoremonila 36 post…

    all about yahoremonila and top news…

  2. Naked teenys Says:

    Naked teenys…

    Naked teenysNaked teenysJennifer love nude videocaps…

  3. Download mp3 i wanna be like other girls atomic kitten Says:

    Download mp3 i wanna be like other girls atomic kitten…

    Download mp3 i wanna be like other girls atomic kittenDownload mp3 i wanna be like other girls atomic kittenNudest shemale…

  4. Human sex with animals. Says:

    Animals sex with women….

    Girls having sex with animals. Sex animals. Men having sex with animals….

  5. Free incest sex stories. Says:

    Incest sex stories….

    Free incest stories. Stories of incest….

  6. Free animal sex stories. Says:

    Animal sex clips….

    Animal sex with girl. Free animal sex. Animal sex movies. Animal sex. Free animal sex pictures free. Gay animal sex….

  7. Gay sex. Says:

    Gay sex….

    Gay sex….

  8. Beautiful shemale. Says:

    Shemale video….

    Shemale dominatrix. Shemale sex….

  9. Big titts on the street. Says:

    Big titts….

    Big titts. Jazz model big titts….

  10. Free anal sex stories. Says:

    Anal sex….

    Anal sex. Anal sex stories….

  11. Erotic incest stories. Says:

    Free incest pics free….

    Incest mother. Family incest pics. Incest videos. Incest pictures stories. Free incest picture. Free incest cartoons. Incest story….

  12. Animal sex video. Says:

    Free animal sex pictures….

    Farm animal sex….

  13. Animal sex stories free. Says:

    Animal sex pictures animal….

    Animal sex with human. Animal sex video. Free animal sex stories free. Animal sex cartoons. Free animal sex galleries….

  14. Incest free gallery. Says:

    Incest galleries….

    Incest taboo. Mother daughter incest. Free incest stories. Incest….

  15. Free animal sex movies. Says:

    Women and animal sex….

    Animal sex movies. Animal sex thumbnails. Free animal sex. Sex animal. Animal sex cartoons. Animal sex….

  16. Britney spears and paris hilton. Says:

    Britney spears no panties….

    Britney spears photo. Britney spears no underwear….

  17. Crush fetish. Says:

    Cranking fetish….

    Angels ultimate smoking fetish site. Fetish bank. Latex fetish sex. Nylon fetish. Panty fetish. Pantyhose fetish….

  18. Incest forums. Says:

    Free incest….

    Russian incest. Mother son incest pictures. Incest. Free incest videos. Incest porn….

  19. Hydrocodone. Says:

    Hydrocodone….

    Hydrocodone. Hydrocodone withdrawl. Difference between hydrocodone and morphine….

  20. Medieval torture. Says:

    Torture methods….

    Nipple torture. Torture….

  21. Ass fucking. Says:

    Best ass….

    Funny ass shit. Ass….

Leave a Reply

Altri Blogs di questo network a cui potresti essere interessato:

Bottom