Richard Brautigan - Non solo Beat Generation, di Ferdinando Pastori
October 19, 2006
Richard Brautigan - Non solo Beat Generation
“There are no books quite like [Brautigan's] and no writer around quite like him—no contemporary, at any rate. The one who is closest is Mark Twain. The two have in common an approach to humor that is founded on the old frontier tradition of the tall story. In Brautigan's work, however, events are given an extra twist so that they come out in respectable literary shape, looking like surrealism.” (The Beat Generation: The Tumultous '50s Movement and its Impact on Today)
Richard Brautigan è nato a Tacoma, vicino Seattle, nel 1935. Autore di diverse poesie e racconti, raggiunge il successo solamente nel 1967 grazie alla pubblicazione del suo primo libro “Trout Fishing in America” (“Pesca alla trota in America") con una piccola casa editrice (La “Four Seasons Foundation” che lo ristampa 4 volte prima di cedere i diritti per la versione tascabile alla “Dell Publishing Group”). L’opera si presenta come un mosaico ben assortito di racconti e considerazioni personali sui luoghi comuni tipici dell’immaginario collettivo americano e lo consacra autore di culto e figura di riferimento del movimento contro culturale d’oltreoceano accanto a personaggi del calibro di Ferlinghetti, Ginsberg e Corso. Il consenso di pubblico (più di due milioni di copie vendute) e critica gli permette di pubblicare parecchie delle opere scritte negli anni precedenti e a iniziare una importante collaborazione con la rivista Rolling Stone.
“Brautigan's value is in giving us a pastoral vision which can water our spirits as we struggle." But there is a downside, the danger that both Brautigan and the youth culture "will forget the struggle," because of tendencies to escape into a nostalgia "which cannot be a viable social future.” (New American Review)
Nonostante un buon numero di libri pubblicati, non riesce più a riscuotere il favore del pubblico e si avvicina alle opere di scrittori giapponesi come Kawabata e Tanizaki con i quali sente di avere parecchie idee in comune. L’incontro con la letteratura del sol levante lo porta a scrivere e pubblicare nel 1980 "Tokyo Montana Express" dal quale verranno in seguito estratte le brevi storie che compongono la raccolta pubblicata in Italia da Einaudi dal titolo “Centodue racconti zen”.
“Brautigan spends most of his time describing things, and it is his unusual descriptions that catch our attention. But the interest lasts only as long as his descriptions stay fresh; after that we look beyond them for something more permanent. In The Tokyo-Montana Express the descriptions wilt after a while, and there is nothing behind them.” (Washington Post Book)
Non veri e propri racconti, ma aneddoti, pensieri in ordine sparso e perle di saggezza dove la filosofia zen si trova a confrontarsi con gioie e dolori tipiche di una quotidianità che non possiede nulla di eroico o straordinario. Un lungo viaggio attraverso paesaggi e città degli Stati Uniti spesso dimenticati dalla letteratura perché ordinari e pressoché monotoni. Personaggi minimi, senza volto e senza nome raccontati con uno stile semplice e lineare, leggero e profondo al tempo stesso. Immagini e fotogrammi che si snodano uno dopo l’altro come in un libro di fotografie corredato da lucide e sintetiche didascalie. Brevi, ma indispensabili nozioni che diventano lo strumento attraverso il quale Brautigan si propone di spiegare il suo singolare punto di vista e invita il lettore a seguirlo mentre oltrepassa l’immaginario confine che separa la realtà osservata con gli occhi da quella vissuta con anima e cuore.
Il 26 ottobre 1984, due anni dopo aver pubblicato il suo ultimo libro “So the wind won't blow it all way”, afflitto da paranoie e alcolizzato si suicida nella sua casa di Bolinas in California.
"Mi piace cucinare d'inverno, -disse il cuoco italiano sessantenne, in un posto qualunque della California, stringendo con una presa da professionista il suo bicchiere di birra. Era un uomo che conosceva profondamente il significato della birra. La birra per lui era un libro aperto. Ne sapeva a memoria ogni pagina.
- Mi piace cucinare d'inverno, ripeté. - E' un piacere. In estate fa troppo caldo, troppo. Ne so qualcosa. Cucino da quarantadue anni. Ed è sempre la stessa cosa. L'unico vantaggio del cucinare in estate è che bevo più birra, ma lo faccio comunque, perciò potrei benissimo berla d'inverno quando non fa tanto caldo e me la posso godere di più.
Bevve un altro sorso di birra.
- Quando mi conoscono un po' meglio tutti iniziano a dirmi che bevo troppa birra. Non lo nego affatto. Perché dovrei? Non mi vergogno della birra”.
(Tokyo Montana Express - Centodue racconti zen, 1980)
(Risorse - Bibliografia)
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November 16th, 2007 at 7:32 pm
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