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Mostra Personale Diego Domenico Testolin

January 19, 2008

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Diego Domenico Testolin nasce a Schio (VI), il 22 luglio 1968.
Si diploma alla scuola di grafica pubblicitaria di Vicenza “Bartolomeo Montagna” nel 1987.
La sua produzione artistica comincia già quando è poco più che adolescente, con
sperimentazioni di vario genere, sia per i temi affrontati, sia per le tecniche ed i materiali
utilizzati, dall’acquerello all’olio, dalle spatole ai pennelli, su tela, su legno e altri supporti.
Realizza dipinti che sono di volta in volta espressione di una fase della sua crescita e della
sua formazione di uomo e di artista.
Il ciclo cosiddetto “Pop”, risalente ad una quindicina di anni fa, rappresenta un momento
importante del suo percorso.
Si tratta di una produzione che tuttavia finirà con l’abbandonare per approdare ad altro,
nella sua costante ricerca di nuove modalità espressive, di temi originali o, se non proprio
nuovi, almeno proposti in maniera originale, espressione della sua personale cifra.
Ecco allora che sul finire del 2004 compaiono i suoi paesaggi, dipinti ad olio su tele di
diverse dimensioni, raramente ridotte, egli predilige infatti una superficie ampia, sulla quale
realizzare scorci e visioni dei luoghi che appartengono al suo vissuto, alla sua memoria.
Località della pedemontana vicentina, sua terra d’origine, aree urbane metropolitane delle
città dove l’ha portato il suo lavoro di poliziotto, Milano e Roma e, ancora, scorci di parchi
cittadini della città di Padova, dove risiede, osservati da un punto di vista insolito ed
originale.
E’ proprio il ciclo dei paesaggi ad essere proposto in due mostre personali tenutesi nel
corso del 2006, a giugno e a settembre, nella raffinata cornice di due palazzi storici di
altrettanti comuni veneti, Motta di Livenza (TV) ed Arquà Petrarca (PD).
Tra la fine del 2005 e la prima metà del 2006, Testolin sviluppa un’idea derivatagli dalla
possibilità di collaborare con la Polizia Scientifica, grazie alla sua specializzazione nella
realizzazione di identikit, attività per la quale è il referente della Polizia di Stato per il
Triveneto. La singolarità di questa sua esperienza lo porta spesso a contatto con situazioni
ed ambienti preclusi alla gente comune.
Conoscere le dinamiche e i dettagli di omicidi efferati, nei quali la violenza va al di là di
ogni comprensione umana, lo costringe a riflessioni profonde sull’essere umano, lo porta a
guardare oltre l’accadimento stesso e, nell’analizzare il dato oggettivo, la sua umanità lo
induce ad osservare con occhio particolare le vittime di violenze.
In ciò che osserva, Testolin vede la duplice valenza di un messaggio estremo, quello
involontariamente lanciato dall’aggressore, che ne denuncia in maniera evidente lo
sconvolgimento mentale ed emotivo, drammaticamente leggibile nei corpi violati e in tutto
ciò che costituisce la “scena del crimine”, e quello della vittima che ci lascia intuire i
sentimenti da essa vissuti negli ultimi istanti di vita.
Nella seconda parte del 2006 dà inizio ad un nuovo ciclo di opere, di importanti
dimensioni, che chiama “On the road”, in omaggio alla sua formazione culturale ed
intellettuale maturata grazie alle letture giovanili di scrittori e poeti della Beat Generation
americana. Nascono quindi i quadri dell’ultimo periodo nei quali egli parla della sua
personale adesione ad un modo di sentire la vita, in sintonia con quello di Bukowsky
piuttosto che Kerouac, di Ginsberg piuttosto che Burroughs.
Il viaggio ideale di attraversamento degli Stati Uniti d’America, coast to coast, lungo
interminabili rettilinei d’asfalto dritti come schegge, attraverso pianure immense e paesaggi
diversissimi fra loro, Testolin lo compie percorrendo in lungo e in largo la sua Pianura
Padana, cooptandone in sé stesso luci e colori, vivendola alla maniera beat, quanto a
sensazioni, emozioni ed esperienze personali consumate.
È una parte di sé che egli vuole raccontare attraverso le sue pennellate, una parte
importante, che gli appartene profondamente ed intimamente, mai rinnegata e a lui
connaturata, ora finalmente narrata nei dipinti del ciclo “On the road”. Il dinamismo
intrinseco delle immagini e l’uso del colore nel rendere la luce particolare e i suggestivi
colori della pianura veneto-lombarda sono al servizio della sua idea del viaggio come
esperienza formativa e conoscitiva che lo fa approdare ad un luogo interiore, più che ad
una meta geografica, e lo rivela a sé stesso.
Altre suggestioni, che in lui nascono dalla visione del paesaggio lagunare e di Venezia,
trovano originale e inedita espressione in un altro e parallelo ciclo di opere, mediante il
gesto pittorico e un gioco sapiente di luci e colori che rivitalizzano e attualizzano scorci
mille volte già visti, luoghi veneziani che ormai appartengono alla memoria collettiva
dell’umanità.
La poesia e l’incanto di una Venezia vissuta e sentita con moderna sensibilità che dialoga
naturalmente con la terraferma, in uno scambio fluido di suggestioni cromatiche.
L’artista vive e lavora a Padova.
Maria Prosdocimo

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